Guida alle piante legnose dell’itinerario
Percorso della Memoria (Portegrandi-Trepalade, Quarto d’Altino- VE)

Pier Luigi Nimis
-
Foto di Andrea Moro

Il Percorso della Memoria si snoda in un paesaggio planiziale dove acqua, vegetazione e storia s’intersecano tra loro. Partendo da Portegrandi si risale lungo l’argine del Sile passando per Trepalade, con la sua Oasi naturalistica, per raggiungere i due ponti sul Sile a Quarto d’Altino. Da Quarto, scendendo sull’argine del fiume Zero, si arriva alla città archeologica di Altino. Da questa si ritorna a Trepalade-Portegrandi, risalendo il canale Siloncello.
Partendo dalla Conca di Portegrandi gran parte del percorso si snoda lungo la restera delle rive sia del Sile che dello Zero in un ambiente composito con prospettive naturalistiche e testimonianze importanti e significative. Un territorio che ha ricevuto impronte tangibili del passaggio del Genio romano con le prime bonifiche, la fondazione e il fulgore di Altino, della Repubblica veneta, della realizzazione delle vie fluviali che collegavano Treviso con la Laguna, del taglio del Sile, le idrovore, la salvaguardia dei territori bonificati, i ricordi della Grande Guerra con l’ospedale e l’infermeria dove un giovane Ernest Hemingway prestò la sua opera di volontario della croce rossa.
I primi alberi di una certa imponenza, non sempre spontanei, che si incontrano iniziando il percorso sono prevalentemente il salice piangente, il platano ibrido e il pioppo nero, mentre nel successivo percorso che porta a Trepalade troviamo il salice bianco, l’ontano comune, la farnia, il gelso a ricordo dell’allevamento dei bachi da seta (chiamati cavaleri) e la robinia. Dopo Trepalade troviamo un abbondante sottobosco con specie tipiche di questi habitat, tra cui il salice cenerino, la sanguinella, il sambuco e altre piante erbacee igrofile, soprattutto a monte dell’Oasi naturalizzata di Trepalade, poiché il suolo presenta frequenti ristagni dell’acqua. Le specie più appariscenti per le grandi dimensioni sono i pioppi: nero e cipressino, la robinia e il salice bianco frequentemente, come in passato, potato a capitozza, dove non di raro è possibile osservare il nido del pendolino. A margine di quest’area umida sono stati introdotti l’acero campestre, l’ontano, il carpino e la farnia. Il rimanente tratto di restera, fino a Quarto d’Altino, è occupato dalla cannuccia palustre intercalata da salice bianco, sanguinella, rosa canina e qualche raro sambuco.
Prima del ponte ferroviario di Quarto d’Altino, il percorso può proseguire verso Treviso (percorso ciclopedonale per ora ancora incompleto ma percorribile a piedi con parecchia difficoltà), oppure attraverso il sentiero ciclopedonale del ‘Percorso della memoria’ che inizia dalla via Claudia Augusta. Percorrendo la via Claudia Augusta, dopo le abitazioni presenti sulla sinistra, è presente un’area a bosco naturalizzato, nel fossato al confine con la strada a primavera fiorisce il campanellino (Leucojum vernum), pianta abbastanza rara in queste zone di pianura, residuo di resti alluvionali montani. Proseguendo si raggiunge l’idrovora Carmason, che sversa nel fiume Zero, le acque piovane e di scolo dal terminale del canale consorziale (Carmason). Costeggiando poi l’argine del fiume Zero, verso valle, si raggiunge Altino e da qui dirigendosi verso a Trepalade-Portegrandi, si completa l’itinerario.
Questa guida alle piante legnose del percorso vuole essere un aiuto per il visitatore che intenda iniziare a scoprire la sua ricca biodiversità vegetale. La guida è stata creata in collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste e l’associazione Astea Cidrea (http://www.astea-cidrea.it) nell’ambito del progetto SiiT (Strumenti interattivi per l’identificazione della biodiversità: un progetto educativo in un’area transfrontaliera), finanziato nell’ambito del Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013, dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e dai fondi nazionali.



Avete trovato errori o problemi? Mandateci i vostri commenti.
Feedback