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Guida alle piante legnose
del 'Bosco dei bricconi' (BZ)

Pier Luigi Nimis, Alessandro Andriolo, Paul Zipperle, Klaus Oberlechner, Paolo Giacomoni
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Foto di Andrea Moro

Il ‘Bosco dei bricconi‘ è un sentiero didattico alle pendici del Colle di Bolzano.
E’ stato costruito dalla Stazione Forestale di Bolzano in collaborazione con il laboratorio riabilitativo ‘ Colle ‘ dei Servizi sociali utilizzando solo materiali presenti sul posto tanto che talvolta è difficile distinguere le strutture ‘artificiali‘ dal contesto boschivo circostante.

Il profano che si avventura per la prima volta nel Bosco dei Bricconi ne rimane perplesso. Nella nostra terra per bosco si intende comunemente la pecceta, dove gli abeti rossi, soldati impettiti sempre sull’attenti, compongono un singolare picchetto d’onore e mettono – a volte – un po’ di soggezione. Qui invece di tanta maestà non c’é traccia. Ci inoltriamo in un bosco arruffato, disordinato. I nostri piedi calpestano piú spesso il porfido, qui presente in abbondanza, che il terreno. Siamo circondati da carpini, querce, sporadici castagni; la nuova (si fa per dire) arrivata é la robinia, che, importata qualche secolo fa, si é trovata bene e ha preso piede in modo a volte preoccupante. Va citato anche, unico rappresentante tra le conifere, il pino silvestre, pianta frugale e amante del sole, che, consociata alle sue cugine latifoglie, ha risposto nel corso dei secoli ad un bisogno umano: le latifoglie fornivano legna da ardere per scaldarsi e cuocere i cibi, il pino assortimenti piú lunghi e dritti per il legname da opera. Le piante sono generalmente basse, crescono come possono, sono abituate ad una dieta frugale, soprattutto a prolungati periodi senza acqua. Alcune, giá vecchie, perdono qualche ramo o decidono di mettersi di traverso sul sentiero. L’effetto finale é, naturalmente, disordinato, ma la natura, occorre ricordarlo, ha un concetto di ordine che poco ha a che fare con quello umano. E nel succedersi delle stagioni questo posto rivela tutto il suo fascino, la sua magia. Possiamo immaginare quanto un bosco composto quasi completamente di latifoglie cambi dall’estate all’inverno. Si trasforma lentamente nel corso dell’autunno, regalandoci una mirabile esplosione di colori cangianti, infine abbandona le sue vesti e si prende un periodo di quiete. In inverno i nostri piedi calpestano uno scricchiolante tappeto di foglie di ogni forma e colore. Osservarle con attenzione diventa spesso un piacevole passatempo.
Con i primi tepori, non visto, il bosco ricomincia a muoversi. La linfa torna a fluire, le gemme si ingrossano e il bosco rinverdisce. Dal basso, però. Gli alberi rimangono rispettosamente senza foglie, aspettando che piante erbacee e arbustive approfittino per prime della luce del sole. Per trovare i primi segni della primavera dobbiamo dunque guardare per terra, e la nostra ricerca viene puntualmente premiata. La fioritura di primule e epatiche, che spuntano inaspettate tra le felci dolci e i sassi, é, dopo l’inverno, una vista particolarmente grata. Passata questa fioritura, tocca a pruni e rovi, e infine agli alberi, non tutti insieme, ma obbedendo a un’esigenza d’ordine, questo sí, naturale.
Lasciando questo luogo, percepiamo netto il suo invito. Torna a trovarmi, ho ancora molto da raccontarti.

Questa guida interattiva, creata in collaborazione con il prof. P.L. Nimis nell’ambito del Progetto Dryades dell’Università di Trieste, consente di dare un nome alle piante legnose presenti nel ‘Bosco dei bricconi‘ e siamo certi che contribuirà a rendere ancora più interessante una sua visita.



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