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Val Rosandra -
Lande e gramineti

P.L.Nimis, S.Martellos
L.Poldini
Foto di A.Moro

Il carso triestino, con più di 2.000 specie di piante vascolari, è un vero e proprio serbatoio di biodiversità, dove tra l’altro molte piante di origine balcanica od orientale trovano le uniche stazioni in territorio italiano. Il paesaggio del Carso è mutato drammaticamente a partire dal secondo dopoguerra: a causa del rapido abbandono della pastorizia, la landa pietrosa è stata rapidamente sostituita dalla boscaglia carsica. Questo fenomeno naturale sta assumendo aspetti preoccupanti per la conservazione della biodiversità, in quanto la landa carsica – ormai in via di sparizione – ospita un grande numero di specie rare ed interessanti dal punto di vista biogeografico, alcune delle quali sono ormai a rischio di estinzione nel territorio italiano. Questa è una guida alle piante più frequenti nei diversi tipi di landa carsica, cioè nei prati aridi semi-naturali, che include 269 specie.
Le praterie aride del Carso, di aspetto steppico, sono state influenzate dal rimescolamento postglaciale fra elementi steppico-continentali, illirici e submediterranei e dalla millenaria azione del pascolo. A seconda della severità del bilancio idrico-termico, si distinguono lande a spiccata termofilia, a moderata termofilia e prato-pascoli. - Una landa a spiccata termofilia è il Chrysopogono-Centaureetum cristatae, presente su terra rossa e marne-arenarie dal mare fino a 390 metri d’altezza. In Val Rosandra questa comunità si sviluppa soprattutto lungo il fianco orografico destro e raggiunge notevoli estensioni sulle banconate del M.Stena. - Una landa a moderata termofilia, tipica degli ambienti pianeggianti più rocciosi, è il Carici-Centaureetum rupestris, diffuso con molte varianti dal Montenegro all’Isonzo. Nelle poche aree ancora pascolate sono più frequenti che altrove le specie spinose o velenose rifiutate dagli animali. La landa si sviluppa sui ciglioni del M. Carso e sul M. Stena intorno a S.Lorenzo, affermandosi soprattutto lungo i ciglioni, mentre nei tratti pianeggianti è minacciata dall’avanzare della boscaglia. - Un’interessante variante della landa è il Genisto-Seslerietum juncifoliae, una landa rupestre che occupa i ciglioni del M. Stena più colpiti dalla bora: è simile alla precedente, da cui differisce per la dominanza di Sesleria juncifolia, una graminacea a foglie filamentose, spesso accompagnata dalle vivaci fioriture gialle di Genista sericea e dai lunghi pennacchi ondeggianti al vento di Stipa eriocaulis. Questa comunità, per quanto di estensione molto ridotta, è importante in quanto ha un carattere primario: fu forse il principale serbatoio di semi per molte piante che hanno formato il Carici-Centaureetum dopo la distruzione delle foreste. - Un tipo più evoluto di landa è il Danthonio-Scorzoneretum villosae. Questo si sviluppa su flysch, su terra rossa o su suoli argillosi calcarei abbastanza profondi e parzialmente decalcificati, da neutri a subacidi. Più che una vera e propria landa si tratta di un prato-pascolo seminaturale, caratterizzato dall'alta incidenza di specie illiriche e mediterranee con caratteristiche intermedie tra la landa vera e propria ed i prati da sfalcio. La sua massima fioritura va dalla tarda estate all'autunno. In Carso è distribuito dalla Valle della Dragogna fino al Colle di Medea. Lo si può apprezzare bene sui pendii rocciosi sopra il vecchio lavatoio di Moccò e, in Val Rosandra, sul versante orografico destro sopra l'antica massicciata ferroviaria, all'imbocco della prima galleria.



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