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Val Rosandra
Piante erbacee di ambienti boschivi

P.L.Nimis, S.Martellos
A.Moro
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Questa è una guida alle più frequenti piante erbacee che crescono negli ambienti boschivi della Val Rosandra. La guida include sia piante di sottobosco, sia le piante più frequenti nelle radure boschive. In ogni caso si riferisce a boschi piuttosto maturi e chiusi, e non alla boscaglia aperta che domina in certe parti della valle. - Prima della distruzione dei boschi il Carso era coperto da foreste di querce, la vegetazione climax del Carso, quella che potrebbe riapparire tra alcune centinaia di anni se cessasse ogni intervento dell'uomo. I terreni boschivi del Carso tendono ad acidificarsi indipendentemente dai substrati, per cui il Carso è potenzialmente adatto allo sviluppo di boschi con suoli freschi e subacidi, diversi da quelli aridi e basici della boscaglia. Le quercete primarie sono state tutte distrutte, ma in Val Rosandra ancora esistono alcuni frammenti che ospitano i pochi esempi di quello che sarebbe il Carso senza l'intervento dell'uomo. - I boschi carsici sono di due tipi, ben distinti e facilmente riconoscibili. Il primo è il Seslerio-Quercetum petraeae, un inusuale bosco-prato in cui il sottobosco è dominato da una graminacea, Sesleria autumnalis, ed ha quindi l’aspetto di un prato falciabile. Copre meno del 3 % del Carso ma è in rapida espansione: lo strato arboreo è composto da rovere, cerro, roverella, orniello e talvolta castagno, con arbusti quali il corniolo ed il ligustro. Questo bosco appare su calcare, terra rossa e flysch. I suoli sono terre brune decalcificate ed acide almeno in superficie, profonde almeno 50 cm, con forte capacità di trattenere l'acqua. Su flysch il bosco tende a svilupparsi più velocemente che su calcare: a S.Dorligo (Dolina) si è ricostituito spontaneamente su vecchi terrazzamenti un tempo adibiti a vigneti. In Val Rosandra il Seslerio-Quercetum domina la parte alta su substrato arenaceo - soprattutto in territorio Sloveno - che alimenta i torrenti Grisa e Botazzo, ed occupa anche la sella di M.Carso. Il secondo tipo di bosco - l’Asaro-Carpinetum betuli - si distingue a prima vista per il sottobosco privo di cotica erbosa, in gran parte nudo e coperto da strame. In Val Rosandra è assente: cresce sui versanti delle doline esposti a settentrione ed occupa solo lo 0,2 % del Carso. I pendii delle doline rivolti a nord, con gelate tardive in primavera, richiamano l’ambiente delle faggete. Le faggete senza faggio del Carso, dominate dal carpino bianco, hanno un sottobosco dominato da sparse specie bulbose o rizomatose, cioè con organi sotterranei che consentono una rapida fioritura primaverile prima che gli alberi sviluppino le foglie. La presenza di due ondate di fioritura, una precocissima alla fine dell'inverno l'altra in tarda estate, avvicina anch'essa questo tipo di bosco alle faggete. Le ondate di fioritura sono dovute ad una complessa interazione tra le piante, i microclimi del bosco, la fisiologia e la dinamica di popolazione degli insetti impollinatori. - I boschi, confinati nei pochi siti sfavorevoli alla pastorizia come versanti scoscesi esposti a nord e doline profonde, erano la sola fonte di legname per la popolazione locale. Il Seslerio-Quercetum veniva solitamente tenuto a ceduo per legna da ardere, mentre l’Asaro-Carpinetum assumeva un aspetto “a matricine”, in parte ceduato, in parte con grandi alberi isolati a legno duro (cerro, carpino) usati per legno da opera. Ancora oggi alcuni degli alberi più maestosi del Carso appaiono nelle doline di Percedol e di Borgo Grotta Gigante ed in Val Rosandra sul lato nord-occidentale del monte Carso. Questi boschi sono stati serbatoi di diversità per la flora nemorale attualmente in rapida espansione, dominata da piante europee od eurasiatiche, con una presenza marginale di elementi submediterranei e illirici.



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