Guide interattive alla flora della Val Rosandra (Comune di S. Dorligo della Valle, TS)
Interaktivni vodnik rastlinstva Dolina Glinščice (Trst)
Interactive guides to the plants of Val Rosandra (S. Dorligo della Valle, Trieste, NE Italy)

Spiegazione dei simboli
Explanation of symbols

free access Guida interattiva alle piante della Val Rosandra (Trieste)
Interactive guide to the plants of the Val Rosandra Nature Reserve (Trieste, NE Italy)


Guida interattiva alle piante della Val Rosandra

Comune di S. Dorligo della Valle, Trieste

P.L. Nimis, S. Martellos
L. Poldini

Foto di A. Moro

Questa guida alle 988 piante vascolari della Val Rosandra - uno degli ambienti naturalisticamente più importanti del Carso Triestino include una chiave dicotomica basata su caratteri di facile osservazione e quindi relativamente facile anche per principianti, corredata da fotografie a colori, carte distribuzionali e note ad ogni pianta.
La suddivisione in Famiglie segue il sistema dell’Angiosperm Phylogeny Group III:
Angiosperm Phylogeny Group (2009). An update of the Angiosperm Phylogeny Group classification for the orders and families of flowering plants: APG III. Botanical Journal of the Linnean Society 161(2): 105-121.

This is a guide to all vascular plants hitherto known from Val Rosandra, one of the most interesting biotopes of the Trieste Karst in NE Italy (988 taxa). It includes an original dichotomous key produced using program FRIDA, which is independent from taxonomic criteria and hence easy-to-use also for beginners, with original pictures, dot-maps showing the distribution in NE Italy, and ecological-biogeographical notes for all taxa.


Posizione geografica / Geographic position


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free access Val Rosandra - Ambienti umidi
Val Rosandra - Humid habitats


Val Rosandra - Ambienti umidi

P.L.Nimis, S.Martellos
L.Poldini

Foto di A.Moro

Questa è una guida alle principali piante acquatiche e di ambienti umidi presenti nella Valle. - La Val Rosandra è un unicum nel Carso triestino per la presenza di corsi d'acqua superficiali. Anche se molto limitati, gli ambienti umidi arricchiscono la biodiversità della Valle. Lungo il torrente Rosandra la vegetazione è influenzata dagli spandimenti laterali del corso d'acqua, formando boschetti ripariali più o meno discontinui che arricchiscono il paesaggio forestale. Si tratta del Salicetum cinereae, formato da diverse specie di salice, dall'ontano e da qualche esemplare di pioppo nero, mentre il sottobosco, dominato a tratti dalle grandi foglie di Petasites hybridus, è rallegrato in primavera dalla fugace fioritura di Viola alba e V. reichenbachiana. Negli spazi più aperti si sviluppano frammenti di vegetazione igrofila erbacea, che ospita specie quali Althaea officinalis, Angelica sylvestris, Epilobium sp.pl., Lycopus europaeus, Lysimachia vulgaris, Lythrum salicaria, Rorippa sylvestris, Stachys palustris etc. In territorio sloveno sopravvivono alcuni stagni carsici: sono pozze di piccole dimensiono senza una vegetazione ripariale ben sviluppata, che tuttavia ospitano numerose specie igrofile altrimenti assenti, come Alisma plantago-aquatica, Eleocharis palustris, Glyceria notata, Juncus sp.pl., Nasturtium officinale, Schoenoplectus sp.pl., Scirpoides holoschoenus, Taraxacum palustre etc. Gli stagni sono importanti stazioni di sosta (stepping stones), che collegano fra loro le zone umide, attenuandone la frammentazione e consentendo alle specie igrofile gli spostamenti. Essi funzionano quindi da veri e propri corridoi ecologici.


Posizione geografica / Geographic position


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free access Val Rosandra - Lande e gramineti
Val Rosandra - Semi-natural grasslands


Val Rosandra - Lande e gramineti

P.L.Nimis, S.Martellos
L.Poldini

Foto di A.Moro

Il carso triestino, con più di 2.000 specie di piante vascolari, è un vero e proprio serbatoio di biodiversità, dove tra l’altro molte piante di origine balcanica od orientale trovano le uniche stazioni in territorio italiano. Il paesaggio del Carso è mutato drammaticamente a partire dal secondo dopoguerra: a causa del rapido abbandono della pastorizia, la landa pietrosa è stata rapidamente sostituita dalla boscaglia carsica. Questo fenomeno naturale sta assumendo aspetti preoccupanti per la conservazione della biodiversità, in quanto la landa carsica – ormai in via di sparizione – ospita un grande numero di specie rare ed interessanti dal punto di vista biogeografico, alcune delle quali sono ormai a rischio di estinzione nel territorio italiano. Questa è una guida alle piante più frequenti nei diversi tipi di landa carsica, cioè nei prati aridi semi-naturali, che include 269 specie.
Le praterie aride del Carso, di aspetto steppico, sono state influenzate dal rimescolamento postglaciale fra elementi steppico-continentali, illirici e submediterranei e dalla millenaria azione del pascolo. A seconda della severità del bilancio idrico-termico, si distinguono lande a spiccata termofilia, a moderata termofilia e prato-pascoli. - Una landa a spiccata termofilia è il Chrysopogono-Centaureetum cristatae, presente su terra rossa e marne-arenarie dal mare fino a 390 metri d’altezza. In Val Rosandra questa comunità si sviluppa soprattutto lungo il fianco orografico destro e raggiunge notevoli estensioni sulle banconate del M.Stena. - Una landa a moderata termofilia, tipica degli ambienti pianeggianti più rocciosi, è il Carici-Centaureetum rupestris, diffuso con molte varianti dal Montenegro all’Isonzo. Nelle poche aree ancora pascolate sono più frequenti che altrove le specie spinose o velenose rifiutate dagli animali. La landa si sviluppa sui ciglioni del M. Carso e sul M. Stena intorno a S.Lorenzo, affermandosi soprattutto lungo i ciglioni, mentre nei tratti pianeggianti è minacciata dall’avanzare della boscaglia. - Un’interessante variante della landa è il Genisto-Seslerietum juncifoliae, una landa rupestre che occupa i ciglioni del M. Stena più colpiti dalla bora: è simile alla precedente, da cui differisce per la dominanza di Sesleria juncifolia, una graminacea a foglie filamentose, spesso accompagnata dalle vivaci fioriture gialle di Genista sericea e dai lunghi pennacchi ondeggianti al vento di Stipa eriocaulis. Questa comunità, per quanto di estensione molto ridotta, è importante in quanto ha un carattere primario: fu forse il principale serbatoio di semi per molte piante che hanno formato il Carici-Centaureetum dopo la distruzione delle foreste. - Un tipo più evoluto di landa è il Danthonio-Scorzoneretum villosae. Questo si sviluppa su flysch, su terra rossa o su suoli argillosi calcarei abbastanza profondi e parzialmente decalcificati, da neutri a subacidi. Più che una vera e propria landa si tratta di un prato-pascolo seminaturale, caratterizzato dall'alta incidenza di specie illiriche e mediterranee con caratteristiche intermedie tra la landa vera e propria ed i prati da sfalcio. La sua massima fioritura va dalla tarda estate all'autunno. In Carso è distribuito dalla Valle della Dragogna fino al Colle di Medea. Lo si può apprezzare bene sui pendii rocciosi sopra il vecchio lavatoio di Moccò e, in Val Rosandra, sul versante orografico destro sopra l'antica massicciata ferroviaria, all'imbocco della prima galleria.


Posizione geografica / Geographic position


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free access Val Rosandra - Piante dei ghiaioni
Val Rosandra - Flora of scree slopes


Val Rosandra Piante dei ghiaioni

P.L. Nimis, S. Martellos
L. Poldini

Foto di A. Moro

Questa è una guida alle più frequenti piante dei ghiaioni della Val Rosandra. La vegetazione dei substrati rocciosi mobili della Valle è di grande interesse botanico: i ghiaioni che si sviluppano soprattutto sul versante sinistro della Valle ove è massimo l'accumulo dei detriti ospitano l'associazione più pregevole della Val Rosandra e forse di tutto il Carso triestino: il Festuco-Drypidetum jacquinianae, con un’inusuale concentrazione di piante endemiche. Le due piante caratterizzanti (Festuca spectabilis subsp. carniolica, Drypis spinosa subsp. jacquiniana) trovano nella Val Rosandra l'unica stazione italiana. Entrambe hanno il comportamento tipico delle piante colonizzatrici di ghiaioni: producono molti getti a monte e si disseccano a valle per opporsi al movimento discendente delle ghiaie. Con esse cresce un'altra pianta endemica, Biscutella laevigata subsp. hispidissima e l'imponente Campanula pyramidalis che dona ai ghiaioni una nota di colore in tarda estate. E’ in questo ambiente che si concentrano le specie del contingente mediterraneo-montano.


Posizione geografica / Geographic position


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free access Val Rosandra - Piante erbacee di ambienti boschivi
Val Rosandra - herbs of woody habitats


Val Rosandra Piante erbacee di ambienti boschivi

P.L.Nimis, S.Martellos
A.Moro

Foto di

Questa è una guida alle più frequenti piante erbacee che crescono negli ambienti boschivi della Val Rosandra. La guida include sia piante di sottobosco, sia le piante più frequenti nelle radure boschive. In ogni caso si riferisce a boschi piuttosto maturi e chiusi, e non alla boscaglia aperta che domina in certe parti della valle. - Prima della distruzione dei boschi il Carso era coperto da foreste di querce, la vegetazione climax del Carso, quella che potrebbe riapparire tra alcune centinaia di anni se cessasse ogni intervento dell'uomo. I terreni boschivi del Carso tendono ad acidificarsi indipendentemente dai substrati, per cui il Carso è potenzialmente adatto allo sviluppo di boschi con suoli freschi e subacidi, diversi da quelli aridi e basici della boscaglia. Le quercete primarie sono state tutte distrutte, ma in Val Rosandra ancora esistono alcuni frammenti che ospitano i pochi esempi di quello che sarebbe il Carso senza l'intervento dell'uomo. - I boschi carsici sono di due tipi, ben distinti e facilmente riconoscibili. Il primo è il Seslerio-Quercetum petraeae, un inusuale bosco-prato in cui il sottobosco è dominato da una graminacea, Sesleria autumnalis, ed ha quindi l’aspetto di un prato falciabile. Copre meno del 3 % del Carso ma è in rapida espansione: lo strato arboreo è composto da rovere, cerro, roverella, orniello e talvolta castagno, con arbusti quali il corniolo ed il ligustro. Questo bosco appare su calcare, terra rossa e flysch. I suoli sono terre brune decalcificate ed acide almeno in superficie, profonde almeno 50 cm, con forte capacità di trattenere l'acqua. Su flysch il bosco tende a svilupparsi più velocemente che su calcare: a S.Dorligo (Dolina) si è ricostituito spontaneamente su vecchi terrazzamenti un tempo adibiti a vigneti. In Val Rosandra il Seslerio-Quercetum domina la parte alta su substrato arenaceo - soprattutto in territorio Sloveno - che alimenta i torrenti Grisa e Botazzo, ed occupa anche la sella di M.Carso. Il secondo tipo di bosco - l’Asaro-Carpinetum betuli - si distingue a prima vista per il sottobosco privo di cotica erbosa, in gran parte nudo e coperto da strame. In Val Rosandra è assente: cresce sui versanti delle doline esposti a settentrione ed occupa solo lo 0,2 % del Carso. I pendii delle doline rivolti a nord, con gelate tardive in primavera, richiamano l’ambiente delle faggete. Le faggete senza faggio del Carso, dominate dal carpino bianco, hanno un sottobosco dominato da sparse specie bulbose o rizomatose, cioè con organi sotterranei che consentono una rapida fioritura primaverile prima che gli alberi sviluppino le foglie. La presenza di due ondate di fioritura, una precocissima alla fine dell'inverno l'altra in tarda estate, avvicina anch'essa questo tipo di bosco alle faggete. Le ondate di fioritura sono dovute ad una complessa interazione tra le piante, i microclimi del bosco, la fisiologia e la dinamica di popolazione degli insetti impollinatori. - I boschi, confinati nei pochi siti sfavorevoli alla pastorizia come versanti scoscesi esposti a nord e doline profonde, erano la sola fonte di legname per la popolazione locale. Il Seslerio-Quercetum veniva solitamente tenuto a ceduo per legna da ardere, mentre l’Asaro-Carpinetum assumeva un aspetto “a matricine”, in parte ceduato, in parte con grandi alberi isolati a legno duro (cerro, carpino) usati per legno da opera. Ancora oggi alcuni degli alberi più maestosi del Carso appaiono nelle doline di Percedol e di Borgo Grotta Gigante ed in Val Rosandra sul lato nord-occidentale del monte Carso. Questi boschi sono stati serbatoi di diversità per la flora nemorale attualmente in rapida espansione, dominata da piante europee od eurasiatiche, con una presenza marginale di elementi submediterranei e illirici.


Posizione geografica / Geographic position


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free access Val Rosandra - Piante ruderali di ambienti disturbati
Val Rosandra - Weeds of disturbed sites


Val Rosandra - Piante ruderali di ambienti disturbati

P.L.Nimis, S. Martellos
L. Poldini

Foto di A. Moro

Anche in Val Rosandra l’azione dell’uomo si fa sentire, concentrandosi presso gli abitati maggiori come a Bagnoli, nella piccola conca di Botazzo con i terrazzamenti che formano un paesaggio agrario di tipo submediterraneo, oppure sull'altopiano di S. Servolo (M.Carso) con i rimboschimenti a pino nero oggi incalzati dalla boscaglia. Nei villaggi, nelle discariche, nelle aree industriali e lungo le vie, la distruzione degli ambienti naturali fa regredire la vegetazione a stadi primitivi - spesso più aridi e a volte più ricchi in composti azotati di quelli naturali - favorendo l’immi-grazione di piante esotiche a basso potere concorrenziale ed alta capacità di dispersione. La vegetazione dei siti disturbati si articola in numerose associazioni che riflettono diversi tipi di disturbo, diversi gradi di eutrofizzazione e diversi tipi di suolo. Qui ci limitiamo a commentare i tipi più frequenti e più facilmente riconoscibili. Sui muri in pietra grezza si sviluppano due associazioni principali: l’Asplenietum, dominato da tre felci: Asplenium ceterach, A. ruta-muraria ed A. trichomanes, meno nitrofilo, ed il Parietarietum judaicae, piuttosto nitrofilo cioè legato all’accumulo di composti azotati (soprattutto urina) che si sviluppa anche alla base dei muri, dominato da Parietaria judaica con altre specie nitrofile quali Chelidonium majus ed Urtica dioica. Su suoli ricchi in composti azotati presso le case o le coltivazioni si sviluppano le associazioni dei Chenopodietea, vegetazioni ruderali e delle colture sarchiate dominate da piante annuali o bienni e quindi a bassa concorrenzialità. Il loro carattere pioniero è espresso dalla grande produ-zione di semi e dalla loro prolungata germinabilità. Queste comunità ospita-no piante comunissime come Amaranthus sp.pl., Capsella bursa-pastoris, Chenopodium album, molti Geranium annuali, Mercurialis annua, Senecio vulgaris, Setaria viridis, Solanum nigrum, Sonchus oleraceus etc. Le associazioni effimere dei Sisymbrietalia si sviluppano anch’esse in ambienti ricchi di composti azotati, ma su suoli più aridi, ed appaiono anche in aperta campagna ai bordi delle strade o nelle discariche su mucchi di calcinacci. Tra le specie più caratteristiche vi sono Ambrosia artemisiifolia, Bromus hordeaceus, Conyza canadensis, Datura stramonium, Hordeum murinum s.l., Lepidium virginicum, Nicandra physaloides etc. Le associazioni di Artemisietea sono vegetazioni nitrofile dominate da piante da annuali a pluriannuali su suoli abbastanza freschi di rive, margini boschivi disturbati e ruderi. Al contrario delle precedenti, ospitano piante piuttosto alte, quali Alliaria petiolata, Arctium lappa, Artemisia verlotiorum, A. vulgaris, Cirsium vulgare, Sambucus ebulus etc. Le associazioni del Dauco-Melilotion, che si sviluppano su suoli piuttosto primitivi e di per sé poveri in composti azotati, sono però ricche in leguminose capaci di fissare l’azoto atmosferico grazie alla simbiosi con batteri, come Melilotus albus, M. officinalis, Trifolium repens, etc. Tra le vegetazioni influenzate dall’uomo non possono mancare quelle che sopportano un continuo calpestio (Plantaginetalia majoris). Sono dominate da piante con fusti prostrati e/o foglie aderenti al suolo, come Amaranthus deflexus, Chamaesyce sp.pl., Cynodon dactylon, Herniaria glabra, Plantago major, Polygonum arenastrum, Sagina procumbens, cui si associano piante meno appressate al suolo che però sopportano più volte la pressione di una scarpa quali Eleusine indica, Eragrostis minor, Petrorhagia saxifraga, Trifolium repens etc. Gli ambienti ruderali favoriscono l’espansione di specie introdotte (avventizie). Tra quelle di introduzione precolombiana (archeofite) alcune sono oggi divenute rarissime o addirittura estinte per l'impiego crescente di erbicidi: Adonis aestivalis, A. annua, Centaurea cyanus, Consolida regalis, Hyosciamus niger, Lathyrus annuus, L. cicera, Securigera securidaca, Silene linicola, S. noctiflora etc.


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